Capitolo 13 dei Dialoghi di Confucio

XIII.1. Zilu interrogò Confucio su come governare il popolo. Il Maestro rispose:— Che il principe dia egli stesso l’esempio di tutte le virtù e presti soccorso al popolo nei suoi lavori.Zilu pregò il Maestro di dirgli di più. Confucio rispose:— Che il principe si applichi senza sosta a fare le due cose che ho appena detto.XIII.2. Zhonggong era gran intendente del capo della famiglia Ji. Interrogò Confucio sull’amministrazione. Il Maestro disse:— Mettete in primo piano i prefetti, cioè non fate tutto da soli, ma servitevi dei prefetti, che sono ai vostri ordini; perdonate le piccole mancanze; mettete al comando uomini saggi e capaci.Zhonggong disse:— Come farò a conoscere gli uomini saggi e capaci, per affidare loro le cariche?Confucio rispose:— Mettete al comando quelli che conoscete. Quanto a quelli che non conoscete, non ve li faranno conoscere gli altri?XIII.3. Zilu disse:— Se il principe di Wei ti aspettasse per regolare con te le questioni pubbliche, a cosa daresti la tua prima cura?— A dare a ogni cosa il suo vero nome, rispose il Maestro.— È ragionevole? replicò Zilu. Maestro, ti allontani dal bersaglio. A cosa serve questa riforma dei nomi?Il Maestro rispose:— Che You è rozzo! Un uomo saggio si guarda dal dire o fare ciò che non sa.«Se i nomi non corrispondono alle cose, c’è confusione nel linguaggio. Se c’è confusione nel linguaggio, le cose non si eseguono. Se le cose non si eseguono, le buone maniere e l’armonia sono trascurate. Le buone maniere e l’armonia essendo trascurate, le punizioni e le altre pene non sono proporzionate alle colpe. Le punizioni e le altre pene non essendo più proporzionate alle colpe, il popolo non sa più dove mettere le mani o i piedi.Un principe saggio dà alle cose i nomi che spettano loro, e ogni cosa deve essere trattata secondo il significato del nome che le dà. Nella scelta dei nomi è molto attento.»XIII.4. Fan Chi pregò Confucio di insegnargli l’agricoltura. Il Maestro rispose:— Un vecchio contadino te lo insegnerebbe meglio di me.Fan Chi lo pregò di insegnargli l’arte di coltivare gli orti. Confucio rispose:— Un vecchio ortolano te lo insegnerebbe meglio di me.Come Fan Chi si ritirava, il Maestro gli disse:— Che Fan Xu ha la mente ristretta! Se il principe ama la cortesia e le convenienze, nessuno dei suoi sudditi oserebbe trascurarle. Se il principe ama la giustizia, nessuno dei suoi sudditi oserebbe rifiutargli l’obbedienza. Se il principe ama la sincerità, nessuno dei suoi sudditi oserebbe agire in malafede. Le cose essendo così, gli abitanti di tutte le regioni accorreranno a lui, con i loro bambini sulle spalle. A cosa gli serve imparare l’agricoltura?XIII.5. Il Maestro disse:— Supponiamo che un uomo abbia imparato i trecento poemi del Shijing; che poi, se è incaricato di una parte dell’amministrazione, manchi di abilità; se è mandato in missione nei paesi stranieri, sia incapace di rispondere da sé; a cosa gli serve tutta la sua letteratura?XIII.6. Il Maestro disse:— Se il principe è lui stesso virtuoso, il popolo adempirà ai suoi doveri, senza che glielo si comandi; se il principe non è lui stesso virtuoso, può anche dare ordini, il popolo non li seguirà.XIII.7. Il Maestro disse:— Le due principati di Lu e di Wei sono sorelle nell’amministrazione, come nell’origine.XIII.8. Il Maestro diceva che Gongzi Jing, daifu del principato di Wei, era sempre contento dello stato della sua casa; che, quando cominciò ad avere qualcosa, diceva:— Ho accumulato un po’,che, quando ebbe risorse sufficienti, diceva:— Sono quasi al culmine dell’opulenza,che, quando divenne ricco, diceva:— Sono quasi nella splendore.XIII.9. Il Maestro andò nel principato di Wei con Ran You, che guidava la sua carrozza. Il Maestro disse:— Che gli abitanti sono numerosi!— Ora che sono numerosi, disse Ran You, cosa bisogna fare per loro?Il Maestro rispose:— Arricchirli.Ran You riprese:— Quando saranno diventati ricchi, cosa bisognerà fare di più per loro?— Istruirli, rispose Confucio.XIII.10. Il Maestro disse:— Se un principe mi incaricasse dell’amministrazione delle questioni pubbliche, in un anno, sarebbe abbastanza ben regolata; in tre anni, sarebbe perfetta.XIII.11. Il Maestro disse:— Se dei principi virtuosi si succedessero sul trono per cento anni, disse un poeta, riuscirebbero a correggere gli uomini più scellerati, e a non applicare più la pena di morte. Queste parole sono veritiere!XIII.12. Il Maestro disse:— Se apparisse un sovrano veramente degno di questo nome, in trent’anni, la virtù fiorirebbe ovunque.XIII.13. Il Maestro disse:— Se un uomo sa governare se stesso, quale difficoltà avrà a governare lo Stato? Ma colui che non sa governare se stesso, come potrà governare gli altri?XIII.14. Ran You tornando dal palazzo, il Maestro gli disse:— Perché torni così tardi?Ran You rispose:— Le questioni pubbliche mi hanno trattenuto.Il Maestro replicò:— Sei stato trattenuto dalle questioni particolari di questo Ji Sun. Se ci fossero state questioni pubbliche, sebbene io non sia più in carica, sarei stato chiamato alla deliberazione.XIII.15. Ding, principe di Lu, chiese a Confucio se esisteva una frase che bastasse a seguire per governare perfettamente. Confucio rispose:— Una frase non può avere una così grande portata. Si dice comunemente che è difficile essere un buon sovrano, che non è facile essere un buon ministro di Stato. Se un principe capisse bene la difficoltà di regnare, questa sola frase non gli sarebbe quasi sufficiente per regolare perfettamente la sua amministrazione?Il principe Ding disse:— Esiste una massima tale che, se un principe la mette in pratica, perderà i suoi Stati?Confucio rispose:— Una massima non può avere una così grande portata. Si dice comunemente: Non trovo piacere nell’esercizio del potere; una sola cosa mi piace, è che, quando parlo, nessuno mi contraddice. Se il principe parla bene, e nessuno lo contraddice, non sarà bene? Ma se parla male, e nessuno lo contraddice, questa sola cattiva massima non lo metterà in pericolo di perdere la sovranità?XIII.16. Il principe di She interrogò Confucio su come governare. Il Maestro rispose:— Se quelli che vivono vicino al principe sono contenti, se quelli che sono lontani vengono di loro spontanea volontà, il governo è ben regolato.XIII.17. Zixia, essendo prefetto di Jufu, interrogò Confucio sull’amministrazione delle prefetture. Il Maestro disse:— Non affrettatevi troppo; non cercate i piccoli vantaggi. Chi si affretta non arriva lontano; chi insegue piccoli vantaggi trascura le grandi cose.XIII.18. Il principe di She disse a Confucio:— Nel mio paese ci sono uomini che si professano rettitudine. Tra loro, se un padre ruba una pecora, suo figlio ne rende testimonianza contro di lui.Confucio rispose:— Nel mio paese, gli uomini retti agiscono diversamente. Il padre nasconde le colpe del figlio, e il figlio quelle del padre. Questo comportamento non è contrario alla rettitudine.XIII.19. Fan Chi interrogò Confucio sulla virtù perfetta. Il Maestro rispose:— Quando sei solo in casa, veglia su te stesso; nel maneggiare le questioni, sii diligente; sii leale con tutti. Anche se fossi in mezzo alle tribù barbariche, non ti sarebbe permesso di trascurare una di queste tre cose.XIII.20. Zigong chiese cosa bisognasse fare per meritare di essere chiamato discepolo della saggezza. Il Maestro rispose:— Colui che merita di essere chiamato discepolo della saggezza è colui che nella sua condotta privata ha pudore e, nelle missioni che gli sono affidate in paesi stranieri, non disonora il principe che lo ha inviato.Zigong disse:— Permettimi di chiederti chi viene subito dopo il discepolo della saggezza.— È, rispose Confucio, colui la cui pietà filiale è attestata da tutti i membri della famiglia, e il cui rispetto per gli anziani e i superiori è lodato da tutti gli abitanti del borgo e tutti i vicini.Zigong disse:— Permettimi di chiederti chi viene al terzo posto.Confucio rispose:— Un uomo sincero nelle sue parole, ostinato nelle sue azioni, è senza dubbio un uomo ostinato, volgare; tuttavia può essere posto al terzo posto.Zigong disse:— Cosa bisogna pensare di coloro che amministrano ora le questioni pubbliche?Il Maestro rispose:— Ahimè! Sono uomini di spirito ristretto. Meritano di essere contati per qualcosa?XIII.21. Il Maestro disse:— Poiché non trovo discepoli capaci di mantenersi costantemente nel giusto mezzo, cerco uomini che abbiano alte aspirazioni, anche se sono incapaci di raggiungerle, o uomini che, senza essere molto intelligenti, hanno l’amore del dovere. I primi avanzano nella virtù e seguono gli esempi e gli insegnamenti dei saggi. I secondi si astengono dal male.XIII.22. Il Maestro disse:— Gli abitanti del sud dicono comunemente che un uomo in costanza non può nemmeno diventare abile indovino o buon medico. Questo proverbio è molto vero. Si legge nel Yi Jing:Colui che manca di costanza sarà la risata degli altri.Il Maestro disse:— Non si riflette su queste parole, e di lì viene tutto il male.XIII.23. Il Maestro disse:— Il saggio è accomodante con tutti, ma non ha compiacenze colpevoli. L’uomo volgare è compiacente per il male, e non è accomodante con tutti.XIII.24. Zigong chiese cosa bisognasse pensare di un uomo che è amato da tutti gli abitanti del suo paese. Il Maestro rispose:— Non prova sufficientemente la sua virtù.Zigong riprese:— Cosa bisogna pensare di un uomo che è odiato da tutti gli abitanti del suo paese?Il Maestro rispose:— Non è una prova certa della sua virtù. Si potrebbe a più giusto titolo stimare virtuoso colui che nel suo paese è amato da tutti gli uomini di bene e odiato da tutti gli uomini viziosi.XIII.25. Il Maestro disse:— È facile servire l’uomo saggio, ma difficile piacergli. Se si cerca di guadagnare le sue buone grazie con mezzi poco lodevoli, non ci si riuscirà. Per quanto riguarda il servizio che richiede, considera le capacità. È difficile servire l’uomo volgare, e facile piacergli. Se si cerca di piacergli anche con mezzi poco lodevoli, ci si riuscirà. Ma, in coloro che sono al suo servizio, esige la perfezione.XIII.26. Il Maestro disse:— Il saggio è calmo e non è orgoglioso. L’uomo volgare è orgoglioso e non è calmo.XIII.27. Il Maestro disse:— Un uomo coraggioso, o costante, o semplice nei modi, o riservato nelle parole, arriverà facilmente alla perfezione.XIII.28. Zilu pregò Confucio di dirgli cosa deve essere un discepolo della saggezza. Il Maestro rispose:— Colui che è devoto, zelante per incoraggiare gli altri a coltivare la virtù, affabile e premuroso nei modi, merita il nome di discepolo della saggezza. È devoto ai suoi amici e li incoraggia alla pratica della virtù; è affabile verso i suoi fratelli.XIII.29. Il Maestro disse:— Se un uomo virtuoso formasse il popolo alla virtù per sette anni, si potrebbe poi trarne dei soldati per la guerra.XIII.30. Confucio disse:— Condurre il popolo alla guerra, prima di averlo formato alla virtù, è come abbandonarlo.